Rassegna stampa

Indennità di disoccupazione con la Naspi è una mazzata

 

Coprirà solo la metà dei giorni lavorati, l’Anls chiede un sussidio per sei mesi
Ma dal governo per ora arriva solo il contentino di “allungare” di 30 giorni

IL TIRRENO 24 AGOSTO 2016

di Ilaria Bonuccelli

tirreno 24 agosto
Il delegato Cafagna: «Allo stato attuale non abbiamo una vera salvaguardia»
LIVORNO «Allo stato attuale non abbiamo alcuna salvaguardia. La nostra indennità di disoccupazione ammonterà alla metà dei giorni lavorati». Nessun salvagente come nel 2015. Forse qualche spicciolo di consolazione se è vero che il governo ha trovato il modo di aumentare «di un mese» il plafond a disposizione della Naspi, l’indennità di disoccupazione oggi in vigore in Italia. Protestano meno i contratti a tempo determinato, ma non sono meno preoccupati, assicura Giovanni Cafagna che dall’isola d’Elba ha creato l’Anls, l’associazione nazionale dei lavoratori stagionali. Nella settimana di ferragosto, in piena stagione, sulla pagina Facebook dell’associazione ha lanciato una petizione per sollecitare il governo a trovare, anche per quest’anno, i fondi per coprire 6 mesi di disoccupazione piena non solo per gli stagionali, ma per tutte le categorie di lavoratori a tempo determinato. L’avvertimento è stato chiaro: se il governo non ascolterà la richiesta, partirà una campagna nazionale per votare no al referendum costituzionale. Forse i voti non saranno tantissimi, ma si parla sempre di almeno 550mila persone che nel 2015 hanno presentato domanda per la Naspi. Che possono funzionare da moltiplicatore. E che moltiplicatore – suggerisce Cafagna – considerando che «almeno 220mila lavoratori sono stati danneggiati dalle nuove regole dell’indennità di disoccupazione». Quanti di questi siano in Toscana non è facile calcolarlo, ma non mancano nella regione lavoratori danneggiati dal nuovo calcolo dell’indennità di disoccupazione, considerato che a percepirla (almeno l’anno scorso) sono stati non meno di trentamila. Se quest’anno saranno più o meno dell’anno scorso non è semplice dirlo. Da una parte, infatti, incide il fenomeno del lavoro pagato con i voucher che fa calare il numero dei contratti anche a tempo determinato; dall’altra, però, c’è il fatto che la Naspi, di fatto, diventa l’unico ammortizzatore sociale (in sostituzione perfino della mobilità) per chi viene licenziato. I conti, quindi, si faranno a fine anno. «La platea delle persone che hanno diritto alla Naspi – riprende Cafagna – a mio avviso sarà ampliata, ma non per via degli stagionali. Anzi, gli stagionali vengono sempre più penalizzati». Infatti, la petizione di agosto è stata scatenata proprio dalla risposta che la categoria riceve da Tommaso Nannicini, sottosegretario (toscano) alla presidenza del Consiglio, una risposta (poco gradita) alla richiesta di fondi per la Naspi. Il 5 agosto Nannicini risponde agli stagionali che sono stati trovati fondi da inserire nella legge di stabilità per allungare di circa un mese il sussidio ai lavoratori stagionali del turismo e cure termali. «Ma a noi non basta – rilancia anche sui social Cafagna – perché vogliamo che vengano salvaguardati tutti i lavoratori stagionali di tutte le categorie e poi vogliamo la piena copertura cioè i 6 mesi di indennità». Da qui la petizione on line per avvertire il governo «che se non verrà incontro alle nostre richieste ci impegneremo attivamente nella campagna per il no al referendum costituzionale di novembre». Oltretutto – aggiunge Cafagna – la comunicazione sui fondi aggiuntivi è davvero vaga: non si capisce chi ne abbia diritto, quali siano i requisiti per accedervi. Prima di organizzare una nuova manifestazione di piazza, Cafagna vuole aspettare ancora un paio di settimane. In particolare l’incontro previsto a Roma fra governo e sindacati sulle questioni del lavoro. «Nell’occasione sarà affrontata anche la questione degli stagionali. In base alle risposte che otterremo, decideremo come muoverci. Certo è che un solo mese in più di sussidio, per quello che può significare, non è una risposta che ci può soddisfare». (i.b.)

CLICCA SU FIRMA LA PETIZIONE

NASPI: il vademecum

Domande e sanzioni cosa c’è da sapere

tirreno 24 agosto2

La richiesta deve essere presentata entro 68 giorni dalla cessazione del lavoro
Niente iscrizione “preventiva” al centro per l’impiego (l’ex ufficio di collocamento). Ma obbligo di autorizzazione della banca per l’accredito in conto corrente. Ecco una guida per riscuotere la Naspi, l’indennità di disoccupazione che nel 2016 viene pagata per la metà dei giorni lavorati. AUTOCERTIFICAZIONE DISPONIBILITA’ AL LAVORO Con la Naspi sparisce l’obbligo di iscriversi alle vecchie liste dell’ufficio di collocamento. Con la nuova indennità, per riscuotere la disoccupazione, la dichiarazione immediata di disponibilità (Did) al lavoro, è insita nella richiesta dell’ammortizzatore sociale. Fino a due anni fa, per riscuotere l’assegno di disoccupazione era necessario presentarsi all’ufficio di collocamento; ora non più. Perché? Intanto perché l’ufficio di collocamento non esiste più, sostituito dal Centro per l’impiego; in secondo luogo, perché nella domanda per la Naspi il lavoratore autocertifica la disponibilità ad accettare un nuovo impiego. INDENNITA’ DOMANDA ENTRO 68 GIORNI La domanda per la Naspi deve essere presentata entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Trascorso questo termine, si perde il diritto all’assegno. La richiesta può essere presentata in due modi: per via telematica o tramite patronato. DOMANDA TELEMATICA SERVE IL PIN DELL’INPS Per presentare la domanda in via telematica, è necessario collegarsi al sito dell’Inps. Bisogna perciò essere dotati di Pin (o codice di identificazione) che dà l’accesso alla procedura. Il codice Pin può essere richiesto a qualunque sportello Inps. Collegandosi col Pin, basta compilare la richiesta DOMANDA AL PATRONATO SERVONO I DOCUMENTI Chi non ha il Pin dell’Inps e si rivolge al patronato per presentare la domanda di Naspi, deve presentarsi con carta di identità e codice fiscale. Se ha familiari a carico, deve fornire anche i loro documenti di identità e codice fiscale. I RESIDUI ESAURIRE LA NASPI 2015 Prima di attivare la Naspi 2016 è fondamentale – spiega Giovanni Cafagna, responsabile nazionale di Anls, l’Associazione nazionale dei lavoratori stagionali – verificare (tramite patronato) se si hanno ancora residui non riscossi della Naspi 2015. Questo per evitare di perderli, in base al complicato meccanismo di calcolo dell’indennità. L’attivazione dei residui 2015 scatta in via automatica alla fine della cessazione del rapporto di lavoro 2016, ma solo per chi ha avuto contratti per meno di 6 mesi. Per gli altri la vecchia Naspi viene chiusa e annullata. Chi ha diritto ai residui 2015, deve fare attenzione a non perdere la Naspi 2016: deve, perciò, presentare la nuova domanda entro 68 giorni dalla fine del rapporto di lavoro. DISPONIBILITA’ AL LAVORO DOVE E QUANDO PRESENTARSI È fondamentale presentarsi al Centro per l’impiego entro 15 giorni dall’invio della domanda di Naspi. La presentazione al Centro per l’impiego consente l’attivazione delle politiche attive per la ricerca di un nuovo lavoro: dai colloqui di orientamento, fino agli appuntamenti per nuovi contratti. LE SANZIONI CHI PERDE LA NASPI Non presentarsi al Centro per l’impiego entro 15 giorni dall’invio della domanda significa rischiare di perdere la Naspi. Se si salta la prima scadenza la Naspi è decurtata del 15%; la seconda assenza è sanzionata con un’ulteriore decurtazione; alla terza, la Naspi è revocata. Secondo la circolare Inps del 29 luglio 2015, fra le cause di decadenza della Naspi, c’è anche il rifiuto di un’offerta di lavoro “congrua”, avanzata da un’azienda «la cui sede di lavoro non disti più di 50 chilometri o 80 minuti di viaggio con i mezzi pubblici dall’abitazione del disoccupato». Revoca anche per la mancata partecipazione a una iniziativa di politica attiva del lavoro (corsi di formazione e riqualificazione, ad esempio) sempre non distino più di 50 chilometri dalla casa del lavoratore o 80 minuti di distanza con mezzi pubblici. RISCOSSIONE AUTORIZZAZIONE BANCARIA Per pagare il sussidio di disoccupazione, l’Inps chiede l’autorizzazione della banca a effettuare il versamento sul conto corrente intestato al disoccupato. La stessa autorizzazione serve in caso di depositi alle Poste o di pagamento tramite carta prepagata. Sembra si tratti di un accorgimento di sicurezza per evitare che i soldi della Naspi vadano a un soggetto diverso da quello che ne abbia diritto. Se un disoccupato non ha conto corrente né carte, può chiedere la riscossione in contanti, a patto che l’importo sia inferiore a 1000 euro: in quel caso viene spedito a casa un assegno da cambiare alle Poste. Per importi superiori a 1000 euro, il disoccupato deve avere almeno una carta prepagata.(il.bo

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...