Documento · Rassegna stampa

La NASPI è una fregatura per i lavoratori stagionali semestrali ricorrenti.(Rapporto della UIL)

indennita-disoccupazione-naspi

… anche la Naspi, a nostro parere, non è esente da difetti: è un sistema basato su una concezione rigidamente di tipo “assicurativo” che premia, con durate maggiori, chi ha carriere lavorative lunghe e con un maggior numero di contributi versati, ma allo stesso tempo riduce le tutele a chi invece ha una vita lavorativa più frammentata caratterizzata da frequenti interruzioni tra un lavoro ed un altro. In quest’ottica, se è legittimo dare maggiori coperture a chi ha “contribuito” in misura maggiore, è altrettanto sacrosanto che un sistema di protezione sociale di tipo solidaristico, come dovrebbe essere il nostro, non possa permettersi di lasciare “indietro” nessuno. Ora lo stretto legame “assicurativo” introdotto con la Naspi e la rigidità della formula di calcolo della durata dell’intervento, viene declinato più in una logica di sostituzione nei confronti della indennità di mobilità dei settori industriali (espunta dal nostro ordinamento a partire dal 1° gennaio 2017), offrendo un trattamento la cui durata massima, comunque inferiore alle vecchie durate della “mobilità”, potrà arrivare ai 24 mesi, la metà, appunto, di quattro anni di lavoro. Lo schema della Naspi non solo raggiunge solo parzialmente l’obiettivo di creare un trattamento sostitutivo della indennità di mobilità, ma penalizza irrimediabilmente tutti quei settori nei quali la stabilità occupazionale non viene garantita per periodi così lunghi ed, in particolare, dimezza i trattamenti che prima erano concessi ai lavoratori stagionali ed, in particolare, a quelli per i quali la stagione viene declinata in periodi semestrali nel corso dell’anno. Anche qui va ritrovata la giusta armonia tra la rigidità del modello “assicurativo” e la flessibilità necessaria per sostenere quante più persone possibile nel momento in cui si perde il posto di lavoro. Dobbiamo dare maggiori certezze ai lavoratori stagionali di tutti i settori, vanno inoltre introdotti criteri di flessibilità sulla base dell’anzianità anagrafica, per chi ha maggiori difficoltà a rientrare nel mercato del lavoro ed, infine, anche per quelle aree che, sulla base di parametri oggettivi, offrono meno opportunità di altre sotto il profilo occupazionale…..

LA SPESA DEGLI AMMORTIZZATORI NEL 2015 Il sistema di protezione sociale sostenuto dagli ammortizzatori, tra costo delle indennità e dei contributi figurativi, nell’ultimo anno è costato 19 miliardi di euro (altrettanti se ne stimano per il 2016). Dato, però, in diminuzione del 14,7%% rispetto al 2014 (3,3 miliardi di euro). Il tutto è finanziato per 9,3 miliardi di euro dai contributi di lavoratori ed aziende e quasi altrettanti (9,7 miliardi di euro) sono a carico della fiscalità generale. Nello specifico, per la Cassa Integrazione il costo è stato di 3,9 miliardi di euro, in diminuzione del 20,8% rispetto al 2014 (1 miliardo di euro); per gli ammortizzatori in deroga (cassa e mobilità in deroga), il costo è stato di 1miliardo di euro in diminuzione del 42,9% (751 milioni di euro); per l’Indennità di Mobilità ordinaria il costo è stato di 3,1 miliardi di euro, con una diminuzione del 2,2% sul 2014 (72 milioni di euro); per le indennità di disoccupazione gli assegni di ASPI, NASPI Mini ASPI e DISCOLL sono costate oltre 11 miliardi di euro in diminuzione dell’11,6% (1,4 miliardi di euro) rispetto al 2014. Questo nonostante che, nello stesso periodo, siano aumentati del 2,5% i beneficiari. Nello specifico, per la Cassa Integrazione Ordinaria il costo nell’ultimo anno è stato di 1,2 miliardi di euro in aumento dell’1,9% rispetto al 2014; per la Cassa Integrazione Straordinaria sono stati spesi 2,6 miliardi di euro in diminuzione del 28,4% rispetto all’anno precedente (1 miliardo di euro); per i contratti di solidarietà 126 milioni di euro, in diminuzione del 14,9% sul 2014. Per quanto riguarda gli ammortizzatori in deroga, per la Cassa Integrazione (cigd) l’ammontare è stato di 617 milioni di euro, in forte diminuzione (49,1%) rispetto all’anno precedente; mentre per la Mobilità in Deroga la spesa è stata di 383 milioni di euro (meno 28,8%). Questi ultimi dati (Cassa e Mobilità in Deroga) risentono, oltre che del fermo amministrativo, anche della radicale riduzione della durata di godimento (massimo 3 mesi). Per l’ASPI, NASPI, MINI ASPI e DISCOLL il costo ammonta a 11 miliardi di euro, in diminuzione dell’11,6% rispetto al 2014 (1,4 miliardi di euro). Per quanto concerne i 9,3 miliardi di euro di entrate da contributi da parte dei lavoratori e aziende, essi sono in aumento dell’1,9% rispetto al 2014 (oltre 172 milioni di euro). Le entrate per la Cassa integrazione ammontano complessivamente a 3,8 miliardi di euro, in aumento del 2,2% rispetto all’anno precedente, di cui: per la cassa ordinaria i contributi ammontano a 2,7 miliardi di euro (più 2%); per la cassa straordinaria 1,1 miliardi di euro (più 2,5%). Per gli Ammortizzatori in Deroga, le entrate da contributi da aziende e lavoratori sono minime (circa 11 milioni di euro), in quanto finanziati dalla fiscalità generale; mentre per le Indennità di Mobilità ordinaria le entrate ammontano a 587 milioni di euro (meno 3,7%). Infine per l’ASPI, NASPI, MINI ASPI le entrate ammontano complessivamente a 4,9 miliardi di euro (più 2,7%). Nello specifico 4 miliardi di euro sono i contributi per la disoccupazione (più 2%); 307 milioni di euro per il contributo addizionale (1,4%), dovuto per le assunzioni a termine (più 11,6%); 421 milioni di euro per il “Ticket licenziamento” (più 4,2%); 66 milioni di euro per il contributo per il lavoro domestico; 76 milioni di euro per il trattamento speciale edile. Se si mette in comparazione il dato delle entrate da contributi da aziende e lavoratori con quello della spesa per gli ammortizzatori sociali, si evidenzia, nel 2015, un saldo negativo di 9,8 miliardi di euro, coperti con la fiscalità generale, in diminuzione, però, del 26,2% rispetto al 2014 (3,5 miliardi di euro). Nello specifico, per la Cassa Integrazione Guadagni il saldo negativo è sceso dai 1,2 miliardi del 2014 ai 65 milioni di euro del 2015, dovuto, soprattutto, ad una diminuzione (1,1 miliardi di euro) della cassa integrazione straordinaria che continua, comunque, a presentare un saldo negativo di 1,6 miliardi di euro; mentre la cassa integrazione ordinaria presenta un saldo positivo di 1,5 miliardi di euro in linea con il 2014. Per la Mobilità il saldo negativo nell’ultimo anno è di 2,5 miliardi di euro, in linea con il 2014 e per gli ammortizzatori sociali in deroga, il saldo negativo è di 989 milioni di euro in diminuzione del 42,7% rispetto al 2014. Per l’ASPI, NASPI, MINI ASPI, DISCOLL il saldo negativo ammonta, nel 2015, a 6,1 miliardi di euro, a fronte di un saldo negativo di 7,7 miliardi di euro del 2014.

studio_uil_ammortizzatori_sociali_ott-2016

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...